Venerdì 8 Luglio

Incontro Regista ore 20.15 ARENA GRANDE

Il cinema di Wilma Labate narra le inquietudini, le umiliazioni, le ribellioni, gli amori di donne e uomini attraverso uno sguardo profondo e attento, capace di delineare i suoi personaggi con rara sensualità, sensualità che assume quasi una valenza politica.

“Dopo un anno di lezioni alla Bottega Finzioni, sentivo il bisogno di fare con gli allievi un’esperienza sul campo, un po’ per risvegliarli dal torpore che spesso si respira in aula e anche per svelare qualche piccolo mistero del set. Avevo deciso di lasciare a casa la teoria, le parole, e di puntare sull’estemporaneità, sul fare, cosa che contraddistingue anche la modalità formativa del gruppo bolognese. Il desiderio degli allievi di vivere un’esperienza concreta mi ha dato la possibilità di mettere in scena il corpo, unica ricchezza che ci appartiene e autentico strumento di comunicazione. In un clima in cui l’ascolto è vietato e il rapporto con l’altro è dettato da ritmi divoranti e superficiali, la dimensione umana resta un bene di cui possiamo ancora godere. La disponibilità di Jana a raccontare il suo mestiere e il suo privato, a mettere in scena il corpo-azienda, ha reso possibile l’esperimento lasciandoci dentro il senso di un’esperienza intensa e la consapevolezza di avere a disposizione una protagonista assoluta, un corpo di cinema.”

Wilma Labate

Wilma Labate esordisce nell’89 con “Ciro il piccolo” , un mediometraggio che esprime una ricerca di linguaggio tra finzione e documentario. Da allora, tra un film e l’altro, si è sempre misurata con la ricerca del racconto documentaristico, da Genova 2001: “Genova per noi”, alla Palestina con “Lettere dalla Palestina”, presentato con successo al Forum di Berlino, fino al mondo degli anarchici odierni, chiusi e misteriosi con “Maledetta Mia” visto a Venezia, al film “Lavorare stanca” presentato a Locarno, esperimento di solo montaggio realizzato nel ’97 quando ancora il documentario era confinato in un ghetto ristretto, almeno in Italia. Nel suo lavoro, già da molti anni, spicca forte la convinzione che il documentario è un film a tutti gli effetti. Per il cinema realizza quattro lungometraggi: “Ambrogio” l’esordio, “La mia generazione” con cui ottiene molti riconoscimenti e la candidatura a rappresentare l’Italia al premio Oscar, “Domenica”, invitato a Berlino e Londra e “SignorinaEffe”, presentato a Torino nel 2007. Tra un film e l’altro si dedica anche alla sceneggiatura e scrive “La pecora nera” con Ascanio Celestini.

Giovedì 7 Luglio